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Trail Running in Sicilia, tra isole e vulcani

Aldo Siragusa ci racconta il Gran Trail dell’Etna.

Dici “Sicilia” e le prime cose che vengono in mente a tutti sono: spiagge bianche, mare dai colori e dalle trasparenze incredibili, buon cibo mediterraneo e gente genuina. “Sono pochi quelli a cui la Sicilia ispira il trail running. Eppure di montagna ce n’è in abbondanza!” Aldo Siragusa, organizzatore del circuito Ecotrail Sicilia parla con Trailrunworld della scena trail running sull’isola, e del primo appuntamento post emergenza, il Gran Trail dell’Etna.

Domanda – Finalmente si parte con il primo trail: è stato complicato?

R – Certamente, anche se alla fine ce l’abbiamo fatta. Siamo stati costretti a rinviare la data storica dell’evento che si è sempre tenuto la prima domenica di luglio. Poi abbiamo visto l’andamento favorevole  della situazione, e le previsioni che davano una buona probabilità di movimento per agosto, e così l’abbiamo spostata in questa nuova data. Abbiamo dovuto ovviamente prendere atto di tutte le misure anti contagio, tra mascherine, percorsi, sanitizzanti, distanziamenti, briefing on line e altro ancora,  spostando addirittura le iscrizioni esclusivamente on line e non sul posto nella data della gara.

D – Per le iscrizioni come avete fatto? Avete avuto problemi con lo spostamento di data?

R – A causa del lockdown in realtà le iscrizioni si erano fermate, anche perché non c’era certezza. Possiamo dire invece che, a  parte un paio di persone provenienti dalla Francia che non riescono a venire, non abbiamo avuto molte defezioni. Certo, per molti ora il problema della data è stato il dover trovare per un volo che non costi una follia. In genere a Catania si arriva con meno di 100 euro. Prenotando all’ultimo momento, e spendere almeno 300 euro soltanto di volo per fare una gara diventa sicuramente complicato. Però le iscrizioni ora ci sono, e arrivano la maggior parte da italiani.

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D – Siete stati costretti a fare modifiche sul percorso?

R  -No, anche perché il percorso non è molto modificabile, e poi il numero dei partecipanti non è così alto da creare problemi per il distanziamento….oggi siamo a poco più di un centinaio e diciamo che è abbastanza gestibile come situazione, comprese le gare più corte.

D – Pissiamo spiegare ai lettori qual è l’essenza del Gran Trail dell’Etna (qui potete trovare la scheda completa ella gara)

R – Ogni gara ha una sorta di slogan…..noi ne abbiamo uno che recita: “venite a correre per sentire il respiro del vulcano” perché effettivamente c’è un passaggio molto bello su un cratere che si trova a quasi 3000 metri, il cratere Barbagallo. Lì ci sono ancora emissioni di vapore e si riesce a sentire veramente “vivo” il vulcano. Poi tutte queste sabbie rosse tutto attorno…insomma si ha la sensazione di stare su un pianeta vivo, in evoluzione e non una situazione di staticità. La sensazione di stare su un essere animato, un momento fondamentale del tracciato.  Poi ci soni i boschi, le vecchie colate, alcuni piccoli “picchi” vulcanici, situazioni antiche ricoperte da vegetazione. Si scopre l’Etna in tutti i suoi aspetti, è veramente un bel viaggio sul vulcano,  ecco!.

D – La vostra gara fa parte di un circuito più globale, giusto?

R – Si, la gara fa parte del circuito dell’Ecotrail Sicilia, lo facciamo da 13 anni, siamo stati noi a portare il Trail nell’isola. Abbiamo pensato di “capillarizzare” un po’ lo spirito trail in Sicilia, poi ci siamo lanciati sempre di più, è cresciuta la cultura del trail e da anni facciamo circa 10-12 tappe durante l’anno. Abbiamo sempre voluto avere un approccio di valorizzazione del territorio. Ogni gara deve avere in se le caratteristiche di promozione del territorio, lo presentiamo durante i briefing, facciamo delle visite guidate, cerchiamo di coinvolgere il più possibile la gente ad avere un contatto con il territorio. I premi ed i pacchi gara li facciamo in funzione della valorizzazione dei prodotti del territorio.

D – Le gare del trail hanno ognuno caratteristiche particolari, che tipo di collaborazione trovate con le istituzioni?

R  - In genere quando ci avviciniamo alle istituzioni non gli diciamo che vogliamo fare una gara di corsa in montagna (ride, n.d.r.). A parte gli scherzi cerchiamo di puntare molto sulla valorizzazione del territorio, e su questo punto troviamo disponibilità diverse. C’è il sindaco del paesino a cui interessa molto quello che facciamo e ci vede come una risorsa. Poi ci sono amministratori a cui non interessa molto, hanno altro da fare e quindi vediamo meno interesse e collaborazione. Diciamo però che in maggior parte vedono positivamente la nostra attività con l’evento della gara. E poi organizziamo questi eventi da ben 13 anni!

D  - La Sicilia è sicuramente un territorio particolare  e a pochi verrebbe in mente per il trail running. Eppure le vostre gare sembrano molte apprezzate in tutta la penisola…

R  -E’ vero, a volte neanche i siciliani pensano a quanto sport di montagna si possa fare nell’isola. Diciamo che noi non facciamo molta comunicazione pubblicitaria o chiamate a società sportive, ecc. per incentivare le iscrizioni. In tutto questo però possiamo dire alle nostre gare vengono spesso atleti da tutta Italia, e non mancano presenze di campioni. Abbiamo avuto iscritti del calibro di Marco Gazzola e Arianna Regis, che hanno vinto il Pantelleria Trail del 2018, o anche Lisa Borzani al Trail dei Nebrodi e l'olandese Diederick Calkoen e Gabriele Abate al Trail dello Zingaro. A volte penso anche a eventuali brutte figure nel non riconoscere immediatamente i campioni che si sono iscritti (ride, n.d.r.). Alla fine molti vengono alle nostre gare per scoprire la regione e magari anche passare qualche giorno di vacanze in Sicilia.

D – Qual è la situazione del trail in Italia, cosa ne pensi del boom di questo sport registrato negli ultimi anni?

R – Mah, per me manca una sorta di direzione centrale, l’unità nel mondo trail. Ci vorrebbe forse un organismo fuori dall’atletica leggera che è un mondo a parte, non mi sembra che si sia una grande capacità di concentrare tutto attorno ad un unico organismo in questi tempi. E’ tutto molto frazionato, non c’è una idea comune del trail e non c’è un modo di muoversi tutti insieme in una unica direzione. Questa è la mia idea, ma considera che sono un po’ fuori dai circuiti nazionali ed internazionali. Quest’anno c’è stato ad onore del vero qualche contatto con altri organizzatori per via del Covid, ma ho notato che è difficile tracciare una strada unica tutti insieme, tutti viaggiano un po’ per conto proprio.

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