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Desideri e consigli di Francesca Canepa, “pro” in quarantena

Una carriera iniziata a 12 anni, con i Giochi della Gioventù e da allora mai abbandonata: è il profilo in stretta sintesi dell’atleta pluri-premiata Francesca Canepa. Come tutti in queste ultime settimane ha sofferto molto la condizione da quarantena

“Voglio fare esperienze di trail running diverse, più motivanti anche sotto il profilo personale”

Desideri e consigli di Francesca Canepa, “pro” in quarantena

 

Una carriera iniziata a 12 anni, con i Giochi della Gioventù e da allora mai abbandonata: è il profilo in stretta sintesi dell’atleta pluri-premiata Francesca Canepa. Come tutti in queste ultime settimane ha sofferto molto la condizione da quarantena nazionale, ma la grinta e la voglia di tornare sulle piste ed i sentieri non mancano.

Domanda- Come fa un atleta come te abituata a vivere nella natura in maniera così intensa a stare or chiusa in casa?

Risposta – Questa situazione è sicuramente drammatica, anche se la criminalizzazione dei runner ed i limiti così severi per fare un po’ di attività all’aperto mi sembrano quasi folli. Se poi conti che praticamente dietro casa mia c’è un bosco dove potrei andare senza dar fastidio a nessuno, ecco che la frustrazione arriva. Rispetto tutto, per carità, ma non comprendo. All’inizio non mi è stata di peso, perché già ero abituata ad allenarmi in casa, il mio allenamento esterno erano le gare. Ma poi l’atleta e lo sportivo hanno le proprie esigenze, devono stare fuori all’aperto. Il mio modello alla fine funzionava, ma ora, messi così con neanche un minimo necessario, il corpo non risponde più. Io personalmente ho pensato anche di lasciar stare l’attività motoria visto che così potrebbe non aver senso per me, per come ero abituata. A questo punto potrebbe aver senso invece concentrarsi solo sulle cose che ho sempre trascurato, ovvero mobilità, stretching e cose così. Io non faccio quelle cose folli che stanno facendo molti, cioè fare il giro della casa 800 volte, non ha senso e mi fa solo arrabbiare. Devi chiederti a quel punto il perché lo fai, se sei “dipendente” da sport o sei lo fai con uno scopo preciso. A me sicuramente non aiuta. Questa situazione è pericolosa non solo per il fisico, ma soprattutto per la mente, e questo è un aspetto che viene molto trascurato in questo momento.

D – Come stava andando la carriera prima del lockdown?

R – In realtà non andava un granchè perché eravamo ancora a inizio stagione e avevo fatto poche gare. Andavo bene, per carità, ed ero fiduciosa per la partecipazione successiva alle gare della lunghezza a me preferita. Poi ho fatto anche una gara non bella per me in Nuova Zelanda, per via di tanti motivi: un viaggio disastroso, una situazione fisica quindi non al massimo, ecc. Quello che mi manca adesso è un progetto di cose da fare, ora c’è troppa incertezza. Se ti tolgono tutte le gare, non hai più obiettivi tangibili e pensi “ma cosa lo faccio a fare…”, in questi giorni pensi solo “va bè, ho fatto la mia oretta di allenamento, ora mi butto sul divano”!

D – Proviamo un attimo a guardare indietro al 2019. Com’è andata per te?

R – E’ stata una buona stagione, sono contenta, volevo correre solo per divertirmi avendo vinto tutte le gare più importanti o comunque sono stata sul podio. Allora, siccome non mi piace ripetere le gare, ho pensato: ora faccio solo le gare dove mi invitano e dove c’è qualcosa di interessante e di diverso. Conoscere le persone, visitare nuovi territori, ecc. Sono stata contenta di questa scelta, ho fatto gare in assoluta scioltezza e senza grandi ansie. Una situazione però tanto stimolante perché fai cose nuove.

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D – Gare possibili a medio termine? Si fanno tante ipotesi, tipo partenze scaglionate, guanti e mascherine..

R – Io detesto le partenze con “mille-mila” persone tutte assembrate, mi mette ansia questa cosa, per cui sarebbe una benedizione la partenza scaglionata. Io sono già un tipo di persona che preferisce stare per conto mio per cui, corro  più serena! Soluzioni dovranno esserci: se non ci prendiamo per il culo, tipo “la mascherina va bene per fare la spesa” questo deve essere uguale anche per le altre cose, tipo per le gare. Ti metti la mascherina, i guanti e vai a fare la gara.. Io spero ci sia qualche organizzatore coraggioso, che metta in atto le minime condizioni di sicurezza, ti avverte di queste cose e basta…

D – A quali gare hai dovuto rinunciare a causa del blocco?

R – Lascia perdere và… toccare questo tasto è difficile! Direi che mi è dispiaciuto non andare in Sardegna ad un paio di appuntamenti , lì  non sono stata mai per correre. Ce ne era uno in cui avrei dovuto far da madrina a questo evento, e in un’altra dovevo accompagnare i ragazzini per accendere la fiaccola dei Giochi della Gioventù. Come ti dicevo prima, in quest’anno volevo fare cose mai fatte prima, cose che avessero un significato per me. Il fatto di partecipare ad un evento di apertura dei Giochi della Gioventù per me rappresentava una cosa importante. Io ho iniziato a coltivare questa mia passione proprio grazie ai Giochi della Gioventù, quando avevo 12 anni. Fare questa cosa in Sardegna per me rappresentava come la chiusura di un cerchio, e mi è dispiaciuto molto rinunciarvi. Avrei dovuto fare anche la Scenic Trail in Svizzera, quest’anno avrebbero fatto la 100 miglia e quella era una cosa che mi sarebbe piaciuta fare. Mi sono sempre trovata bene, e gli organizzatori sono stati sempre corretti con me.

D – Visto che hai parlato di luoghi, quanto pensi che le gare riescano a promuovere un territorio?

R – Se la gara è organizzata bene, e se riesci a trovare un percorso “bello” che ti faccia pensare “questo tracciato mi piace, il panorama è bello, quasi quasi mi fermo qualche giorno per visitare meglio”, allora hai fatto centro. Un’idea carina sarebbe quella di organizzare una gara su più giorni, così c’è più possibilità di fare una esperienza positiva. Non ci vuole per forza una gara da 100 km. Fai i km fatti bene e finisci lì, o si può inventare formule di gare su più giorni, tipo un vertical, una gara corta e una lunga. Una formula così all’estero va molto, a me piacciono e quando le trovo le faccio sempre.

D – Come è composta la tua classica settimana di allenamento?

R – Vado molto a sensazioni, non faccio piani o programmi. Diciamo che parto dal giorno della gara, tipo una 100 km. Poi il giorno dopo faccio solo una cosa blanda o un’oretta di bike. Il martedì o anche il mercoledì faccio riposo completo. Poi nei giorni successivi esercizi in casa, tipo push-up o altro. Il venerdì vado nuovamente fuori a correre in maniera più specifica, con ripetute, scatti, ecc. E poi rivado di nuovo in gara e ricomincio da capo!

D – Sei seguita da un nutrizionista?

R- Inizialmente no. Poi avevo preso un’anemia e ho dovuto seguire le indicazioni specifiche. Ho scoperto anche una forte infiammazione generale e quindi anche lì ho dovuto seguire una nutrizione specifica. Ora mi so regolare da sola, ma c’è stato un periodo che stavo perdendo addirittura ossa e massa magra. Insomma, consiglierei comunque di farsi seguire, ma scegliere bene la persona. Sento ancora qualcuno che fa prescrizioni pazzesche…sento di colazioni di cui io non fare neanche uno spuntino! Diciamo che grazie agli esperti riesci a scoprire molto su te stesso e su come funziona il tuo corpo. Io prima di avere un parere del nutrizionista non avrei mai pensato al discorso infiammazione.

D – Quali sono secondo te, le cose che un trail runner dovrebbe assolutamente evitare, e quali invece le cose che non devono mai mancare?

R – Quando spiego cosa faccio io di allenamento, non mi crede nessuno! Per questo dico: evitare il sovraccarico. C’è chi fa km e km, ma io ad esempio non faccio tanta distanza, per  me funziona diversamente. Secondo me molti trascurano un elemento fondamentale: il sonno. Si sente la differenza credimi! Ho notato con l’esperienza che una dormita sana e fatta bene porta vantaggi assoluti anche a livello del cuore. Se sei perennemente stanco, non riesci ad avere quell’elasticità cardiaca che ti serve. Io l’ho notato sul mio fisico e devo dire che la differenza si sente eccome.

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