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Ecotrail Sicilia: Trail Running tra paesaggi mediterranei

Parla Aldo Siragusa, organizzatore del circuito trail siciliano

Trail running nel bel mezzo di parchi naturali, con vette incontrastate e paesaggi mozzafiato: la mente va direttamente alla catena delle Alpi o delle Dolomiti. La descrizione invece calza a pennello anche quando si parla di Trail running in Sicilia, nel cuore del mediterraneo.

L’Ecotrail Sicilia è un vero e proprio circuito trail, fatto di circa 10 eventi diversi tra loro e che spaziano dalla corsa sul vulcano dell’Etna, fino a mini-crociere con tappe trail, passando per parchi e riserve a due passi da Palermo e Messina. Un programma ricco e che vede già le date fissate per il 2021. L’intrepido organizzatore è Aldo Siragusa, runner colto e visionario.

Domanda: Insomma Aldo, hai veramente tante gare in programma…possiamo dire che con i tempi che corrono, hai un ottimismo da ammirare?

Risposta – (ride, n.d.r.) Io ci conto, ci credo davvero, non lo farei se non fossi ottimista!. Secondo me da qui a maggio dovremmo essere già in una situazione sicuramente più favorevole di questa. E poi stanno già organizzando gare, guarda com’è andata la Corsa della Bora… quindi secondo me, dovremmo riuscire a fare tutto quest’anno. Insomma, almeno sarà estate e non dico che saremo fuori pandemia, ma almeno si potranno fare le gare in maniera più tranquilla.

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D – Il circuito inizia nel mese di maggio: quale sarà la prima gara?

R - La prima gara sarà il Trail dei Sicani e parte dalla piazza famosa per le scene del film “Nuovo Cinema Paradiso”. 25 i chilometri con oltre 1.200 metri di dislivello. Ci sarà anche una soluzione per i meno allenati, che potranno avventurarsi lungo i sentieri del parco grazie al walk trail di 14 km e all’escursione guidata alla “Pietra di Salomone”, uno dei reperti fossili più importanti della Sicilia, databile tra i 280 e i 225 milioni di anni fa.

D – Pensi che comunque la partecipazione possa essere difficile quest’anno soprattutto per chi viene da lontano?

R – No, non credo incida molto, alla maggior parte delle gare del circuito partecipano gli stessi siciliani, molti dei percorsi sono relativamente brevi. Ai viaggiatori non piacciono molto le gare corte anche se abbiamo sempre gente che viene da fuori, ma che si trova in vacanza e che cerca trail e gare locali. Siamo senz’altro stati penalizzati l’anno scorso come tutti, anche se a livello locale qualcosa siamo riusciti a farla lo stesso, ma in maniera differente rispetto a come avremmo voluto.

D – Possiamo dire che la gara “principe” del circuito è quella dell’Etna?

R – Sì, possiamo dirlo, anche se è vero soltanto in parte. Ci sono altri appuntamenti ugualmente “desiderati” dagli atleti, anche se per motivi diversi tra loro. Prendiamo ad esempio la Egadi Running Cruise, una vera crociera con trail. Tre isole in tre giorni, una formula che piace molto, e tanta gente viene a farsi la vacanza a settembre, visto che qui è ancora estate piena. Ci sono tutte le date fissate, ma ci sono anche altre gare molto partecipate, come il Pantelleria Trail e il Trail dei Nebrodi a dicembre.

D – Come vedi la situazione trail running in generale in Italia?. Siete fiduciosi ovviamente, le gare si tengono quasi tutte nella bella stagione, però ci sono state tantissime gare annullate, e molte polemiche anche tra gli organizzatori….

R – E’ vero, c’è stata spaccatura tra gli organizzatori, chi sostiene che tutto si può fare, altri che dicono no non si può…certo ci sono molte regole da osservare, in termini organizzativi, in tempo di pandemia c’è uno sforzo maggiore. Noi abbiamo il vantaggio di avere gare con un numero ristretto di iscritti. Io dico che si può fare, bisogna fare attenzione alle norme, abbiamo previsto già da tempo le zone con le mascherine anche laddove non era strettamente necessario. Guardiamo anche ai minimi dettagli, le piccole cose come le foto separate durante la premiazione, siamo arrivati anche a mettere dei segnali per terra per il rispetto del distanziamento. Ai ristori abbiamo trovato soluzioni per evitare che i corridori tocchino oggetti e cibi con le mani. Tutto questo è un peso grosso che abbiamo dovuto affrontare, anche economicamente. Alla fine abbiamo una struttura che riesce a reggere questa pressione. Devi vigilare affinchè tutto vada bene, non puoi mettere regole e poi non farle rispettare. Il rischio è grosso.

D – Le tue gare sono a valenza nazionale?

R – Noi siamo con l’Associazione Centri Sportivi Italiani (ACSI) come ente di promozione sportiva, ci conoscono e ci hanno dato un certo grado di manovra. Poi devi avere rapporti buoni con le istituzioni. Fortunatamente ci conoscono e si fidano del nostro lavoro, sanno che abbiamo un’attenzione particolare per le nuove regole e sappiamo come realizzarle. Diciamo che la nostra professionalità e il nostro curriculum parla per noi e abbiamo conquistato una certa stima e fiducia negli anni.

D – Riguardo le tue gare minori, che tipo di collaborazione hai con le istituzioni? Capiscono che l’evento valorizza il territorio?

R – Quello della valorizzazione del territorio è il nostro scopo principale insieme alla gara in se’. Attraverso il trail si va a valorizzare il territorio coinvolto. Il briefing che teniamo sempre il giorno prima di ogni gara è in realtà un momento per la promozione del territorio. Organizziamo guide, visite, e soprattutto una cura dei pacchi gara con le aziende locali. Non avendo grandi budget per la pubblicità, investiamo nei prodotti locali, non vogliamo il pacco gara con i soliti gel, integratori, ecc. Noi vogliamo i prodotti che fanno parte di quel territorio. Poi c’è tutto il corollario per i bambini, per chi ha cani e vuole correre con loro. Cerchiamo di fare tutto questo, ma spesso combattiamo anche con la scarsa ricettività delle zone. Spesso i paesi sono così piccoli che non ci sono posti letto disponibili, per cui molti vanno nei paesi vicini, alcuni si organizzano in proprio con amici e parenti. I comuni sanno di questo sforzo e apprezzano, anche perché spesso siamo noi che portiamo un flusso di visitatori, e per questo speso ci chiamano loro per organizzare qualcosa nel loro paese.

R – La vostra attività non prevede solo una attenzione al territorio, ma prevede anche gesti di solidarietà sociale?

R  -Purtroppo quest’anno per via della pandemia non abbiamo fatto molto. In genere compriamo le medaglie tramite una associazione che è in contatto con alcuni campi profughi africani. Sono stati creati dei veri e propri laboratori e lì fanno anche queste medaglie. Poi abbiamo partecipato anche ad un’altra iniziativa per incentivare economie locali, abbiamo spedito materiale tipo scarpe ed altro in Marocco…insomma ogni anno sposiamo un progetto di solidarietà diverso.

 

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