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Le gare trail in Svizzera che parlano italiano

Intervista con Nicola Macariello, del Vallemaggia Trail

AGGIORNAMENTO 28 AGOSTO, ORE 22,30

Causa forte maltempo e danni sul percorso (con frane in diversi punti), Vallemaggia Trail 2020 è stato annullato. La gara si terrà il 27 giugno 2021

Domenica 30 agosto, appuntamento in Svizzera, nel Canton Ticino, per la Vallemaggia Trail: due gare in una (un vertical ed un percorso di 24 km). Come tutti gli appuntamenti del 2020, le difficoltà dovute ai regolamenti anti Covid da rispettare ci sono state, anche se per Nicola Macariello, uno degli organizzatori della manifestazione, le cose sono state leggermente meno difficili che in Italia (QUI l’archivio delle gare confermate e/o rinviate nel nostro paese) .

D – Nicola, questo è u anno particolare e per la prima volta la vostra gara si svolge in maniera leggermente diversa dagli altri anni. Puoi descriverci la gara?

R – E’ molto particolare, è nata 5 anni fa.  Io corro da tanti anni e nel 2013 ho aperto un’associazione benefica. Siccome gli anni passano per tutti, ho deciso di far correre gli altri e non correre da solo! A parte gli scherzi, quello che facciamo è tutto finalizzato a devolvere il ricavato in beneficienza, e quest’anno stiamo allestendo un ospedale in Kenya dal costo di circa 40 mila euro. Il ricavato complessivo arriva da  3 gare, io ne organizzo 2 invernali ed una estiva. Sono 5 anni che stiamo facendo queste cose, una volta si facevano 5 gare in 3 giorni, quest’anno invece con le restrizioni in atto ne organizziamo 2 in una sola giornata, 1 vertical ed 1 trail in Svizzera nel Canton Ticino.

D – In genere, da quali nazioni provengono gli atleti che si iscrivono alle vostre gare?

R - L’anno scorso avevamo atleti da oltre 17 nazioni, quest’anno solo 7 nazioni rappresentate, perché molti non possono viaggiare per via del Covid. Gli atleti si dividono quest’anno soprattutto tra svizzeri ed italiani. La differenza è enorme, anche per la situazione. In Italia abbiamo un bel riscontro. La particolarità di queste gare è che vieni a correre, con scorci e paesaggi bellissimi, ma l’obiettivo vero è quello della beneficienza, cioè tu corri e sai che il ricavato va in beneficienza. Questa particolarità è stato sempre molto gradita.

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D – Dal tuo punto privilegiato di osservazione, quali differenze vedi con l’organizzazione di gare in Italia?

R – Diciamo che ci sono state gare grosse che hanno dovuto rinunciare, ma noi quest’anno riusciamo a farla perché siamo entro i limiti dei 300 partecipanti. Purtroppo i contagi stanno ricominciando a crescere, ma a parte il limite degli iscritti e le fasi della partenza le restrizioni per le gare sono sicuramente più blande rispetto all’Italia. La partenza viene effettuata a blocchi di 50 persone, e quando facciamo partire il countdown negli ultimi 10 secondi si possono togliere la mascherina. E’ ovvio che gli organizzatori devono essere muniti sempre di guanti e mascherine ed è una delle poche cose che vengono richieste. Ad esempio per l’arrivo bisogna mantenere le distanze, ed essendo vietati i ristori tipo “pasta party” abbiamo trovato uno sponsor che ci prepara dei pasti che si possono portare via. L’atleta arriva alla fine, prende il suo pacchetto e lo mangia dove vuole. Per noi l’obiettivo quest’anno è di far correre gli atleti, sappiamo che mancano le situazioni di festa prima e dopo la gara, ma almeno si corre, visto che soprattutto in Italia tantissime gare sono state annullate.

D – Quindi in realtà le restrizioni ci sono anche in Svizzera…

R – Certo  che ci sono eccome, anche se dall’Italia molti hanno pensato non ci fossero. Siamo obbligati a rispettare i regolamenti ufficiali stampati e consegnati a noi tutti. Forse c’è qualche differenza rispetto all’Italia, forse leggermente meno severi, ma le regole ci sono e vanno rispettate, all’inizio e alla fine soprattutto. Certo è vero, la parte festosa viene a mancare ed è così esattamente come l’Italia. Capisco chi ha rinunciato ad organizzare la gara per la mancanza di questi momenti. Alla fine l’indotto lo fai proprio in quelle fasi, il pasta party, la festa, il ristoro, ecc. Però per noi è diverso, sia per via del fatto che ci concentriamo sulla corsa e sia perché alla fine l’intento è di fare beneficienza. Ad esempio, qui ci hanno vietato anche le docce, per via del fatto che si potrebbe creare assembramento. E poi dopo ogni persona devi sanificare tutto. Per questo abbiamo pensato di cercare uno sponsor che avesse una piscina, perché loro hanno docce e sono già organizzati in materia anti covid. Sembra assurdo ma è così….

D – Alcune gare anche molto grandi, hanno annullato per via delle norme troppo complesse da rispettare e ci sono state polemiche su alcune gare per via dei rimborsi. Cosa ne pensi?

R  - Già il fatto di annullare una gara è doloroso sia per gli organizzatori che per i corridori. Non ricevere rimborsi, anche quando si parla di cifre importanti sicuramente non è il massimo. Noi in questo caso abbiamo fatto una scelta un po’ controcorrente: abbiamo deciso di concedere uno sconto del 20% sulla quota di iscrizione a chi avesse perso la possibilità di partecipare ad un’altra gara proprio per via dell’annullamento. Cioè, il corridore che si iscrive e ci dice che ha dovuto rinunciare ad una gara e ci dimostra che è stata annullata, riceve uno sconto del 20% sulla quota per il nostro evento. Riguardo invece alcuni trail che nonostante l’annullamento della gara non hanno rimborsato oppure lo hanno fatto solo parzialmente dicendo che avevano anticipato alcune spese…bè per me dicono delle grandi puttanate! Quando è iniziata tutta questa storia del Covid, io ho parlato con i miei fornitori e mi sono accordato per una conferma solo quando le cose sarebbero state più chiare. Se l’abbiamo potuto fare noi non vedo perché non potevano farlo anche gli altri.  Tutti i  nostri fornitori hanno capito la situazione e si sono adeguati, davvero non capisco perché altri organizzatori non hanno fatto lo stesso.

D – Le grandi polemiche riflettono anche il fatto che il numero di appassionati sta aumentando molto negli ultimi anni. Cosa pensi di questo fenomeno?

R – Guarda, io vengo dalla corsa su strada e vedo sempre più persone stufe di gareggiare in piano e sempre più attratte dall’off road. E molti non guardano nemmeno ai risultati, ma al fatto che possono passare alcune ore nella natura con paesaggi splendidi e percorsi divertenti. Questo vuole dire molto adesso e per questo sono aumentate anche le gare secondo me.

D – Qual è il rapporto con le istituzioni locali? C’è collaborazione o avete difficoltà?

R  -Una volta per le gare su strada era diverso, si poteva anche partecipare e andare via in giornata. Con il trail è un’altra cosa. Prendi la nostra gara ad esempio: abbiamo partenze la mattina presto, per forza di cose devi venire almeno la sera prima, e questo crea una sorta di indotto, perché comunque c’è la parte dell’ospitalità, e anche la parte turistica se vogliamo in quanto, a gara finita hai il tempo di vedere meglio questi luoghi meravigliosi o lasciare il tempo agli accompagnatori di fare i turisti. Alla fine le istituzioni sono contente di questo indotto e apprezzano molto quello che facciamo, anche perchè spesso le gare vengono organizzate in parti delle stagioni in cui il flusso turistico è generalmente meno forte. Ecco, molte gare possiamo dire che aiutano la destagionalizzazione del turismo, ed è sicuramente anche il nostro caso.

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