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Ronde Ghibellina: un trail dal sapore medioevale

Intervista a Renato Menci, uno degli organizzatori storici dell'evento

Rivivere un percorso storico-medievale percorrendolo con un…trail! E’ l’idea alla base del Trail Ronde Ghibellina che si è svolto per il decimo anno, a Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo. Un evento di sicuro successo visto i numeri: tra le gare del sabato e quelle della domenica più di 1000 persone hanno preso parte alla manifestazione.

trailrunworld.com

“La gara ripercorre in pratica il percorso che veniva fatto dalle guardie della città per proteggere i confini del Feudo” racconta uno degli organizzatori storici dell’evento, Renato Menci. “Per rivivere questa tradizione, abbiamo anche pensato di premiare tutti gli atleti con un bel boccale di terracotta, proprio come facevano gli antichi nei confronti delle guardie quando rientravano dalla perlustrazione dei confini. L’unica differenza è che noi oggi la riempiamo con la birra, molto gradita dagli atleti!”. Qui potete accedere alle classifiche dell'evento.

D- Sabato 25 e domenica 26 gennaio 2020 si è svolta la decima edizione di questo evento. Com’è andata?

R – E’ andata bene le giornate sono state caratterizzate dal bel tempo. Non abbiamo avuto neve, come invece accaduto l’anno scorso nella parte più alta del percorso. Però molti tratti erano fangosi o addirittura ghiacciati, ma da queste parti siamo abituati. Anche quest’anno abbiamo avuto un incremento degli iscritti, soprattutto per la gara notturna di sabato scorso, la “Sky Night”.

D – E’ difficile organizzare una gara in notturna?

R – Indubbiamente sì, anche se l’esperienza della prima edizione dell’anno scorso ci ha permesso di lavirare abbastanza sereni. Piccoli accorgimenti sono stato molto utili. Ad esempio in molti punti non abbiamo usato catarifrangenti a nastro, ma materiale comunque visibile di tipo tubolare. In questo modo, se il vento con il nastro poteva creare qualche problema, mettendolo di taglio e quindi non visibile, con questo sistema è andato tutto bene. Anche l’idea di mettere le frecce bianche a terra ha funzionato: in fondo, gli atleti quando corrono guardano quasi sempre per terra…

D – Nell’evento avete anche spazio per i bambini…

R – Sì è vero, è da un po’ che dedichiamo sempre maggior spazio ai giovani ed ai bambini. Per loro abbiamo ideato un percorso di sabato, in quanto la domenica è sempre problematica per via di altri sport, del calcio soprattutto e di altri impegni in generale delle famiglie. Il percorso poi non è solo tipicamente “trail” ma ha anche alcune difficoltà da superare, tipo barriere eccetera. Insomma è un po’ trail e un po’ spartan. E ai bambini piace molto. D’altronde se non si investe sui giovani, cosa dobbiamo fare? Se guardiamo al trail vediamo comunque che la media dell’età dei partecipanti comincia ad essere altina…

D – Tra i percorsi possibili nella Ronde Ghibellina, ce n’è uno che avete battezzato “assassino”…

R – Sì, è vero (ride, n.d.r.)…l’abbiamo chiamata così perché, nonostante i kilometri non siano tanti, è un continuo Sali-scendi, in alcuni punti ci si cala letteralmente in alcuni pozzi dove vanno spessi i cinghiali, poi c’è il passaggio vicino le cascate…insomma è veramente dura, mette il fisico in condizione di arrivare alla fine della gara massacrato dalla fatica. E’ proprio un percorso…assassino!

D – Finita la decima edizione, state già penando a cosa fare per il 2021?

R – Certo, non ci fermiamo mai! Ora giusto una pausa di 10-15 giorni e poi iniziamo subito le riunioni per valutare la gara appena passata: quello che va fatto per migliorarci, cosa non è andata bene e cosa invece ha funzionato, ecc. E poi subito in pista per organizzare il tutto per l’anno prossimo. Nel frattempo però non stiamo con le mani in mano, eh! Tutto il team partecipa anche ai trail organizzati nelle vicinanze, perché questo mondo, a differenza della podistica da strada ad esempio, mostra molta coesione, molta amicizia. E’ vero, le gare di trail si stanno moltiplicando a vista d’occhio e crredo che il problema non sia il fatto che ce ne siano tante. Il punto è che aumenta la “folla” e con essa anche la maleducazione. Non si può vedere un percorso pieno di cartacce e rifiuti, molti podisti “da strada sono purtroppo abituati male, dopo i ristori gettano in terra perché “tanto c’è chi pulisce”. In montagna è diverso e ci vuole più rispetto ed educazione da parte di tutti.

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