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Una gara Trail nel Parco Naturale del Circeo

Parla Antonello Cipullo, tra i fondatori del Circeo Trail

Fino a pochi anni fa era considerata una tra le gare di trail con il maggior numero di iscritti in Italia. Stiamo parlando del Circeo Trail, percorso off-road completamente pianeggiante immerso nel Parco Nazionale del Circeo, in provincia di Latina. Anche quest’anno l’appuntamento è per fine agosto (domenica 30, QUI potete trovare la scheda dell’evento), seppure in una edizione molto particolare, causa le restrizioni anti-contagio Covid, che hanno costretto gli organizzatori ad uno stravolgimento del classico programma fatto di eventi collaterali e festa, come spiega Antonello Cipullo, tra i fondatori dell’evento.

Domanda:  Antonello, raccontaci in sintesi come si svolge la vostra gara….

Risposta – La nostra gara è un po’ stravolta quest’anno. Diciamo che la classica Circeo Trail nasce 12 ani fa perché tra noi (l’Atletica Sabaudia, n.d.r.) avevamo la passione per l’off road e in giro non c’erano molte gare del genere. A noi piaceva soprattutto l’idea di promuovere il nostro territorio, ovvero il Parco Nazionale del Circeo dove ci alleniamo quasi tutti i giorni, così abbiamo pensato: cerchiamo di trovare le condizioni affinchè anche altri atleti ne facciano parte. Alla prima edizione abbiamo avuto subito un boom di iscrizioni, circa 300 persone, poi nelle edizioni successive siamo arrivati fino a mille persone. Per questo abbiamo deciso per le iscrizioni a numero chiuso perché più di 1000 persone in una gara cpme questa non vanno bene per l’integrità del parco che invece va tutelato. Fino a 2 anni fa eravamo il trail più partecipato d’Italia. Poi ovviamente gare come la LUT ad esempio ci hanno giustamente surclassato (ride, n.d.r.).  La nostra gara è positiva è adatta a tutti, professionisti e dilettanti, perché è fatto di un percorso off road tutto pianeggiante e apprezzato da tutti. Lo dico con un po’ di orgoglio perché la macchina organizzativa messa in piedi in tutti questi anni rasenta quasi la perfezione sia per l’accoglienza, che per  l’ospitalità ed i servizi, perché è un progetto generale che prevede inclusione sociale, micro progetti sull’ambiente a favore degli accompagnatori attraverso un istituto che opera su Sabaudia proprio sui temi della sostenibilità ambientale. Abbiamo integrato la gara con le attività di altre associazioni per coinvolgere l’intera cittadina e rafforzare l’identità e l’orgoglio locale che in una città così giovane ancora deve crescere. E poi il grosso dell’incasso lo devolviamo in beneficienza ad associazioni della zona o altri luoghi che si occupano di bambini meno fortunati, ecc. E poi l’impatto dello scenario è pazzesco, con il monte del Circeo che sovrasta tutto il percorso fatto di sentieri, boschi, strade sterrate, ecc.

trailrunworld.com

D – Avete mai pensato di organizzare una gara di trail che comprenda anche il Monte Circeo?

R – Sì ci stiamo pensando da un po’ e forse la gara potrebbe vedere la luce in ottobre. Sarebbe un trail relativamente corto ma impegnativo perché il monte Circeo è bellissimo ma anche molto insidioso.

D – Quanto influisce la stagione turistica con le grandi presenze turistiche nel territorio proprio nel momento della vostra gara?

R – Influisce molto perché basti pensare che solo il 25% degli atleti è della provincia di Latina. Roma la fa da padrona ovviamente, ma negli ultimi anni abbiamo iscritti da Lombardia, Piemonte, Puglia, ecc. e nelle ultime edizioni è aumentata di molto la presenza anche di stranieri. Questo perché abbiamo una buona rete di contatti in altre gare trail quindi ci si scambiano gli indirizzi, si partecipa alle gare, ecc. Indubbiamente il flusso turistico è stato eccezionale per noi e per la gara che organizziamo.

D  -La versione di quest’anno sarà un po’ diversa dagli altri anni purtroppo….

R  -La situazione in atto non è delle migliori, e confesso che eravamo in procinto di annullare la gara di quest’anno. Poi ci siamo visti una sera noi organizzatori, tutti insieme, ed abbiamo analizzato le ultime direttive dopo il lockdown. Devo dire che grazie ad un fantastico team di organizzatori, abbiamo deciso di fare la gara, anche per dare un segnale a tutto il movimento: sarà diverso, impegnativo ma bisogna ripartire, anche se saremo in 10, ma tutti devono sentirsi di nuovo al centro di qualcosa di agonistico. Io in prima persona in questi mesi mi sono dedicato agli allenamenti, ma l’esigenza di gareggiare rimane forte. Ovviamente è tutto completamente diverso rispetto all’anno scorso, con un percorso accorciato di un paio di km per motivi di restrizioni. Il ritiro del pettorale non può essere più come l’anno scorso dove di persona consegnavamo anche il pacco gara con i prodotti del territorio, ecc. Quest’anno i pettorali vanno ritirati il giorno prima ,senza assembramenti. Avevamo piccole esibizioni di gruppi locali folk, anche prima della partenza. Tutto questo non ci sarà, gli atleti possono entrare solo un’ora prima della partenza. Le partenze saranno scaglionate dalle 7 alle 11 di mattina di domenica, poi diventa troppo caldo e quindi abbiamo valutato in questo modo per la comodità di tutti. La gara sarà a cronometro, quindi chi fa il miglior tempo vince. E poi l’arrivo sarà praticamente contestuale all’uscita dal parco, poi non si potrà più entrare al centro visitatori. Alla cerimonia di premiazione potranno esserci solo 25 persone, soltanto gli atleti insomma.

D – Quindi alla fine viene a mancare la parte ludico-festosa…

R  -Sì purtroppo la parte più bella non ci sarò, è così. Diciamo che la soluzione “ a cronometro” piace a molti che sentono maggiormente la competizione e sono entusiasti. Purtroppo per la parte festosa quest’anno dobbiamo accontentarci  di quanto possiamo fare, le restrizioni non permettono altro. Non ci saranno ristori lungo il percorso perché anche queste occasioni sono ritenute situazioni di criticità per la questione assembramenti. Purtroppo quest’anno dobbiamo anche tutelarci da situazioni anche pesanti a livello legale, ci sarà un servizio d’ordine maggiore rispetto agli altri anni e mancheranno molte occasioni di svago e di socialità, ma noi ci mettiamo il massimo per far stare tutti gli atleti a loro agio.

D – Qual è il vostro rapporto con il territorio e le istituzioni? Con il boom del trail poi il numero di gare è aumentato molto….

R – Non tutti i territori sono adatti a fare determinate discipline e non tutti gli organizzatori sono capaci di fare determinati eventi. Sì c’è stato un vero boom del trail in Italia e vedendo che c’è questo successo, molti organizzatori pensano di fare facile cassa con gli eventi a loro dedicati. Ma le gare vere hanno esigenze che non si possono garantire con l’improvvisazione, basti pensare alle questioni legate alla sicurezza degli atleti lungo i percorsi. Bisogna essere organizzati professionalmente e per far fronte ad esempio a  infortuni o incidenti che possono capitare. Ci vuole una certa esperienza che purtroppo non tutti hanno. Per quanto riguarda il nostro territorio, abbiamo stabilito una buona rete di contatti con le associazioni e le organizzazioni locali, ci sentiamo spesso, ci scambiamo consigli ed esperienze senza problemi, perché alla base di tutto c’è la passione per il Trail e quello che facciamo.

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